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Miyu Skye

April 2020

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Olè, ecco la seconda parte della M7 di questa settima settimana. (Ogni volta che scrivo settima mi sbaglio e scrivo settimana e vbb)

Prompt/Note: Scambio di universi. A differenza della precedente, in questa vediamo la classica Ritsuka Master di Chaldea alle prese con la sua giornata nel passato e vengono (spero) risolti alcuni dei dubbi lanciati nella storia precedente e spiegata un po' la situazione. Non so come mai, doveva essere una storia molto incentrata su una eventuale Waver/Ritsuka ma a quanto pare non posso fare a meno di shipparla con Edmond sempre e comunque. Sono deboleeeeee
Il naturale seguito di ciò sarebbe un'altra coppia di M7 con sti due deficenti nei rispettivi mondi, ma ci pensiamo con quale faccia tosta poi devo segnalare la storia come crossover tra Fate/Grand Order e IL CONTE DI MONTECRISTO? Non sono mentalmente pronta per questa cosa, che molto probabilmente succederà questo pomeriggio. Wait and hope.
Fandom: Fate/Grand Order e The Case Files of Lord El-Melloi II
Pairing: lowkey Waver/Ritsuka, di base onesided da parte di Ritsuka. Also, Edmond/Ritsuka perché sono loro a scegliere di essere sempre insieme

Ritsuka sentì riecheggiare i propri passi nella grande stanza, ormai buia e silenziosa. Era notte fonda – se si poteva ancora parlare di notte e giorno nella situazione particolare in cui tutta Chaldea si trovava in quel momento – e tutti ormai erano andati a riposare dopo un’altra giornata di intenso allenamento. La giovane Master era consapevole che prima di poter essere in grado di affrontare la nuova singolarità che la attendeva doveva rafforzare quanto possibile il rapporto di fiducia che la legava con i Servant che era riuscita a evocare – in qualche modo aveva la sensazione che una più forte unione a livello mentale potesse tradursi in un considerevole vantaggio anche nel campo di battaglia.    
Ne era particolarmente sicura, in quanto aveva avuto una diretta esperienza, quasi si potrebbe dire conferma, di questa sua teoria. La conferma dei suoi sospetti riguardo il non essere pronta per riuscire ad affrontare la nuova Singolarità era arrivata durante quella stessa giornata. Ritsuka non credeva possibile che un Servant come Gilles avesse potuto, da solo, evocare un mostro così forte da mettere in difficoltà la sua squadra di Servant più forti. Gilles era la personificazione del generale Gilles de Rais all’apice della sua pazzia, classe Caster, quindi in grado di evocare demoni e mostri al suo servizio per potersi aiutare nello scontro. Erano già diverse volte che la ragazza provava – invano – a sfidarlo; i suoi tentativi si concludevano sempre nello stesso fallimentare modo. Ritsuka era ormai esausta e sfinita, voleva solo trovare un modo per sconfiggere quel mostro. A dirla tutta, era consapevole che in realtà quello di cui aveva bisogno era accettare, finalmente e una volta per tutte, il cambiamento che la quasi completa distruzione di Chaldea aveva comportato nella sua vita e di come tutto il futuro del mondo pesasse sulle sue spalle. Nonostante i suoi Servant e i pochi rimasti dello staff della vecchia Chaldea le stessero vicini il più possibile per cercare di non far pesare quella situazione che, sulle spalle di una ragazzina prossima ai vent’anni era decisamente fuori luogo, la giovane maga a volte si ritrovava a pensare al passato. Prima di addormentarsi, o anche in veri e propri sogni, si ritrovava a pensare alla sua vita passata, a come era prima che fosse stata arruolata nelle file di Chaldea. Si ricordava dei tempi della scuola, di quando la sua unica preoccupazione era tenersi fuori dai guai causati dai suoi compagni un po’ troppo concentrati sulla competizione tra le loro famiglie e molto meno sull’imparare effettivamente le arti magiche. Si ricordava della sua decisamente troppo evidente per il suo professore preferito, Lord El-Melloi II e della passione con il quale l’aveva spinta a studiare la sua materia, Teoria della Magia Moderna. In qualche modo, il destino era strano e imprevedibile. Soprattutto per lei, quando, dopo un’evocazione andata decisamente a buon fine in quanto sembrava che fosse riuscita a canalizzare le sue energie magiche per far apparire al suo cospetto un Servant di classe avanzata. Eventi del genere succedevano davvero raramente e lo stupore e la gioia per essere riuscita dopo tanti tentativi ad avere un alleato potente tra le sue fila erano state immediatamente sostituite dalla sua incredula espressione quando a presentarsi davanti ai suoi occhi non fu il solito generale, eroe di qualche nazione sperduta nell’universo, o il protagonista di qualche racconto epico particolarmente famoso in qualche regione nel mondo. Se ci ripensava, riusciva ancora a ricordare quei momenti. Il balzo che il cuore le aveva fatto nel petto appena l’uomo, vestito impeccabilmente di nero, le si era presentato davanti. Ritsuka, a pensarci bene, avrebbe voluto comportarsi diversamente. Sarebbe voluta essere diversa per lui. Gli voleva correre incontro, voleva sfogarsi, voleva vedere in lui quell’unico appiglio alla sua vita passata che le era rimasto. Ancora una volta, invece, l’amara e triste realtà dei fatti si era palesata senza pietà. Nonostante se scavava nel profondo del suo cuore ne era certa, sapeva che, viste le circostanze in cui si erano incontrati, era palese che quell’uomo che aveva le sembianze così simili a quelle del suo professore non era in realtà lui. Il dottor Romani e Da Vinci le avevano spiegato. Anche se Ritsuka non proveniva da una famiglia di maghi avente una ricca dinastia era comunque portata per quel mondo e per quelle arti: aveva subito afferrato il concetto di pseudo Servant. Una personalità del passato che, per via di qualche strano scherzo del destino, finiva per assumere effettivamente le sembianze di qualche potente mago del passato. Oltre a quello di Lord El-Melloi II erano presenti altri casi e già questa consapevolezza doveva riuscire a convincere la ragazza del fatto che erano effettivamente due persone diverse. Il problema era che ogni volta che si incontravano per sbaglio lungo i corridoi della base, o mentre si perdeva a guardarlo, magari durante una battaglia dove invece essere concentrati era d’obbligo, lei se ne dimenticava. Il Servant da lei evocato, a quanto pare, era lo Spirito Eroico del generale Zhuge Liang, il militare e stratega più abile del suo tempo. A causa di ‘eventi imprevisti’ imputabili alla sua evocazione tramite il sistema sviluppato da Chaldea, lo spirito dell’uomo era stato evocando usando come il corpo del suo professore come vessillo. Ormai le due entità erano fuse ed era effettivamente difficile capire quale parte fosse l’uno e quale fosse l’altro. Il mago aveva trattenuto senza ombra di dubbio pensieri, tratti caratteriali del suo professore – ed erano questi elementi che ogni volta confondevano la povera Master in preda alle sue emozioni del passato – e perfino alcuni suoi ricordi del passato. In ogni caso, come c’era da aspettarsi, l’uomo non era effettivamente il suo professore e, anche a seguito di numerosi tentativi da parte della ragazza di avvicinarsi in qualche modo – in qualsiasi modo – a lui, Ritsuka era arrivata ad accettare questo fatto e a prenderne consapevolezza. Faceva male, più che per la sua cotta che tanto sarebbe comunque stata non ricambiata, per via della consapevolezza di non ritorno che tutto ciò comportava.

Ritsuka si costrinse a fermare quei pensieri nel sentire che stava per piangere e pensò che era proprio ora di andare a dormire. Il giorno seguente sarebbe stato faticoso, anche perché in tutto ciò non aveva trovato un modo per sconfiggere il mostro di Gilles. Forse avrebbe potuto chiedere effettivamente consiglio a Zhuge Liang, considerando che, a quanto dicevano le voci di corridoio  durante i suoi anni alla scuola e da come era scritto nei registri di Chaldea, l’uomo era effettivamente stato un partecipante di una guerra del Santo Graal e aveva combattuto al fianco del grande Alessandro Magno. Ora che ci pensava bene, forse, era stato per caso durante la prima Singolarità, quando erano andati a Orleans…? D’altronde era lì che Ritsuka aveva incontrato per la prima volta, tra le fila nemiche purtroppo, quel Servant che quando veniva evocato assumeva l’aspetto del suo professore. Anche in quell’occasione Gilles aveva evocato dei famigli tra le sue fila – sebbene molto più deboli di quello che doveva affrontare ora – ed era abbastanza sicura di un dettaglio che il dottor Romani le aveva poi confermato. Zhuge Liang, o meglio, il professor El-Melloi II al suo posto, aveva detto di aver combattuto contro un mostro del genere in passato, sconfiggendolo. Era quindi possibile che, durante la guerra del Santo Graal alla quale aveva partecipato, il giovane El-Melloi II avesse dovuto affrontare una sfida del genere a fianco del suo Servant, che era stato evocato nella classe Rider. Un’idea stava iniziando a formarsi nella mente della giovane maga, un’idea che non avrebbe nemmeno dovuto pensare lontanamente di mettere in pratica. Era sbagliata, sotto ogni punto di vista. E inutilmente pericolosa. La problematica di Caster era facilmente risolvibile allenando ancora di più la sua corrente formazione di Servant. Non c’era bisogno di un modo per evocare il Servant usato da El-Melloi II durante il suo passato. Però… Ritsuka trovò estremamente difficile – per non dire, impossibile – fermare il treno di pensieri che stava attraversando la sua testa in quel momento. Evocare Rider, quel Rider, sarebbe stato infinitamente più semplice se Ritsuka avesse avuto il catalizzatore giusto, in particolar modo lo stesso catalizzatore che il suo professore, da giovane, aveva usato per evocare il Servant.             

Bastarono pochi passaggi nella macchina del Rayshift per impostare il tutto – Romani, per qualche motivo, le aveva insegnato le funzioni base, sempre in previsione di un eventuale giorno, che Ritsuka sperava non sarebbe mai arrivato, nel quale il dottore non sarebbe stato in grado di farlo lui stesso. Il robotico suono dei tasti che la ragazza stava premendo risuonava nella sala dei Comandi vuoti e Ritsuka sperò che nessuno la sentisse. Nonostante per convincere se stessa diceva tra sé e sé che ciò che stava facendo era necessario per l’allenamento, in cuor suo lo sapevo. Era consapevole che era solo per soddisfare un suo capriccio, una sua nostalgia di casa e dei tempi passati. Altrimenti perché non aveva impostato il Rayshift quando il suo professore aveva effettivamente evocato Rider? È vero che, secondo le voci che giravano, il professore aveva tenuto come memento il catalizzatore che aveva usato per evocare il suo Servant durante la guerra. Però sarebbe stato molto più semplice tornare indietro esattamente ai tempi della singolarità F, a Fuyuki – dove, peraltro, le coordinate erano già memorizzate nel sistema perché era stata la prima singolarità che avevano visitato. Perché, invece, aveva deciso di tornare indietro nel tempo a quando lei andava a scuola? Sapeva che voleva rivederlo, per come era davvero, non nel corpo e come surrogato di uno Spirito Eroico, sapeva che voleva rivivere ogni secondo di quei momenti che purtroppo le erano stati tolti e non sarebbero più tornati. A malincuore, la ragazza decise di fissare come termine per il compimento della sua missione una singola giornata; sebbene fosse consapevole di essere totalmente irresponsabile in quel momento, voleva comunque far si che i danni fossero quantomeno minimi.    

Certo, una parte di lei non poteva negare che forse – anche se era decisamente una certezza – lo stava facendo anche perché voleva ritrovare il suo adorato professore. Voleva parlare nuovamente con lui, sentire di nuovo la sua voce. Forse questo l’avrebbe rincuorata, le avrebbe alleggerito il cuore dalla situazione di costante ansia che ogni giorno si trovava a vivere.     

E poi voleva vederlo. Nonostante fosse passato così tanto tempo, la ragazza provava ancora qualcosa per il suo professore. Non poteva negare che, in seguito all’evocazione del mago, Ritsuka aveva seguito il suo istinto e aveva perseguito ciò che da studentessa non avrebbe mai osato fare. D’altronde, sia lei in primis non avrebbe mai sognato di trovarsi in una situazione simile, in quanto ultima di una lunga serie di ragazze molto più belle e competenti di lei, sia anche perché lo stesso Lord El-Melloi II, in quanto suo professore, non si sarebbe mai permesso di sfiorarla. Ovviamente, quando il rapporto tra i due era stato profondamente modificato dalla dinamica che implicava l’essere Master e Servant, Ritsuka, senza nemmeno pensarci ci aveva provato. E Lord El-Melloi II aveva risposto, a suo modo. La giovane maga non aveva l’illusione che l’uomo provasse, come lei, qualcosa fin dai tempi del liceo: pensava piuttosto che non volesse sottrarsi a una richiesta che gli era stata fatta in quanto sua Master.    

Come avrebbe fatto a dirlo a Edmond, piuttosto? Non è che si sentiva particolarmente in colpa, a dirla tutta. Non stava facendo nulla di strano – non si sarebbe permessa di alterare così lo spazio-tempo - e, se qualcosa c’era stato tra lei e Zhuge Liang nelle stanze di Chaldea, era stato molto prima che le strade sue e di Edmond si erano incrociate. Inoltre, anche Edmond, durante la sua vita, quando ancora non era intrappolato nel sigillo che l’appartenere alla classe Avenger gli imponeva, aveva avuto degli amori. Ritsuka sentiva che anche lui era in qualche modo legato al suo passato e non riusciva a fargliene una colpa. Sapeva che anche lui, se avesse avuto un’opportunità come la sua in quel momento, avrebbe fatto lo stesso. Sapeva che, se il Graal glielo avesse concesso, sarebbe voluto ritornare dalla sua amata Haydèe.

Chiudendo gli occhi e premendo invio nel sistema, Ritsuka si preparò all’impatto che il Rayshift tipicamente comportava. Nonostante fossero ormai diverse volte che aveva provato quella sensazione, ogni volta era un’esperienza che metteva a dura prova i suoi sensi.

Ritsuka aprì di colpo di occhi. Al posto della sua stanza a Chaldea, bianca e impersonale – non aveva ancora avuto il tempo di disfare i suoi bagagli da quando era arrivata e personalizzarla un po’ – si ritrovò una familiare parete di legno e un profumo, dato dalle lenzuola, che ben conosceva. Era il profumo di casa. Non riusciva a credere che il Rayshift era veramente avvenuto. Girandosi verso lo specchio che teneva appeso alla parete della stanza, si accorse che il suo viaggio era avvenuto correttamente; solo che, in questo caso, non era stato il suo corpo che aveva viaggiato nel tempo ma bensì la sua… coscienza? Non sapeva come spiegarlo, ma in qualche modo era finita dentro il corpo della se stessa di anni prima. Questo poteva voler dire che la se stessa degli anni della scuola era finita, a sua volta, nel suo corpo da Master di Chaldea. Un piccolo brivido le corse lungo la schiena al pensiero. Se da un lato era sicura che la maggior parte del personale di Chaldea e dei suoi stessi Servant non si sarebbero resi conto della situazione – in fondo, questo scambio sarebbe durato solo per una giornata – dall’altro temeva al pensiero che la se stessa del passato si facesse scoprire. Come avrebbe reagito Mash, o il dottor Romani alla situazione? Probabilmente si sarebbero preoccupati. Forse la se stessa del passato avrebbe cercato di investigare la situazione? Non era auspicabile che la Ritsuka del passato sapesse che cosa ne sarebbe stato del mondo di lì a qualche anno. Non era giusto che dovesse vivere i suoi ultimi anni di scuola nell’ansia di eventi futuri che sarebbero stati comunque inevitabili. Cosa avrebbe pensato la Ritsuka che ancora guardava con occhi sognanti il suo professore di Teorie della Magia Modera nel vederlo nella sua versione Servant, senza una vera memoria del tempo che avevano trascorso insieme? E poi… il viso di Edmond le affiorò nella mente… Edmond… cosa avrebbe pensato Edmond? Al pensiero del Servant con il quale aveva un rapporto più profondo – nonostante non lo avrebbero mai ammesso davanti agli altri, gli incontri che i due si permettevano di avere durante alcune delle notti a Chaldea erano molto più eloquenti di mille parole – potesse incontrare la se stessa del passato la faceva rabbrividire. Se ne sarebbe accorto subito? Probabilmente si. Per qualche strano scherzo del destino, le loro menti erano ormai legate da un legame molto più forte di un semplice Rayshift. Ritsuka era sicura che il Conte avrebbe capito che qualcosa non andava in lei fin da subito, senza bisogno di parole. D’altronde, aveva sempre fatto così. Le era sempre stato vicino, mentre lei non guardava. Che cosa avrebbe pensato? Dal canto suo, la giovane maga sperava che la sé del passato interagisse il meno possibile con il Conte; non voleva che da nessuna delle due parti si creassero opinioni sbagliate.

La voce della sua compagna di stanza la fece sobbalzare. Non pensava che si sarebbe emozionata così tanto nel rivederla. Quando lei aveva deciso di entrare a far parte delle file di Chaldea, lei aveva deciso di ritornare dalla sua famiglia per portare avanti l’attività dei suoi genitori, nel campo della Taumaturgia. Ritsuka, quando si erano salutate, era sicura che l’avrebbe rivista presto. Sicuramente, non si aspettava che la loro riunione sarebbe avvenuta in queste condizioni. Cercando di scacciare il bisogno che aveva di abbracciarla, di raccontarle tutto – di raccontarle di Edmond – per il bene dell’integrità del flusso spazio-temporale. Già si stava rendendo sempre più conto di aver cercato di assecondare quanto più possibile i suoi istinti, non voleva fare molti più danni di quelli che già non aveva fatto.

Certo che la vita e il destino sono strani, non poteva fare a meno di pensare. Quei corridoi lunghi e troppo ampi per essere percorsi da una persona sola, ai tempi, le provocavano ansia e oppressione. Sapeva che una volta entrata in quell’aula sarebbe stata a contatto con persone che si credevano superiori a lei solo perché nati nella famiglia giusta, sapeva che nonostante la sua passione e l’impegno che metteva nello studio delle sue discipline preferite ci sarebbe sempre stato qualcun altro che, per via del talento naturale o in quanto discendente di una casata di maghi prestigiosa, sarebbe stato sempre e comunque avanti a lei. In quel momento, invece, considerati tutti gli eventi che si erano susseguiti dopo il suo arrivo a Chaldea, una situazione del genere le sembrava il paradiso in terra. Vedere i suoi compagni, alcuni dei quali l’avevano seguita durante la sua entrata a Chaldea, alcuni dei quali l’avevano anche criticata per la sua scelta, la rendeva felice. Era seduta al suo solito posto, nella parte esterna della grande aula, e la voce del suo professore echeggiava nella stanza. Non a caso aveva scelto di tornare indietro a quando Lord El-Melloi II stava spiegando uno dei suoi argomenti preferiti. Non era mai stata un’appassionata di storia – e questo era evidente durante tutte le loro missioni, quando Romani o Da Vinci dovevano spiegarle la storia di praticamente tutti i Servant che incontravano nelle varie Singolarità – ma sentirla spiegata da lui prendeva tutta un’altra piega.  

- Fin dall’antichità, vari miti e leggende hanno affermato che le ricchezze scaturiscono dalla profondità della terra. I cimiteri e, con essi, l’idea stessa di oltretomba presentano anche l’aspetto di depositi per i tesori. Per questo, i re e i personaggi di potere accumulavano ricchezze nelle proprie tombe per continuare il proprio regno nell’aldilà. Per esempio, i faraoni egiziani o… - La voce decisa e incalzante dell’uomo si interruppe per un momento… - il Re degli eroi di Babilonia… -

Ritsuka sentì una fitta al cuore al sentire pronunciate quelle parole. Fin da quando aveva sentito parlare il professor El-Melloi II riguardo qualsiasi cosa riguardante la Mesopotamia o il Re degli eroi, il suo sguardo diventava improvvisamente spento e spesso il professore perdeva il filo del discorso. Il familiare modo in cui aggrottava la fronte e l’espressione malinconica – forse anche con un velo di rimorso – che si formava sul suo viso… Ritsuka era sicura che Lord El-Melloi II avesse incontrato il Re degli eroi in passato, e l’unica occasione che poteva aver avuto era stata sicuramente la Guerra del Santo Graal a cui aveva partecipato. Da parte sua, la Master di Chaldea aveva conosciuto Gilgamesh sotto diversi aspetti: quando si era manifestato sotto forma di Archer – che sospettava essere il Gilgamesh incontrato anche dal suo maestro – o quando lei l’aveva evocato nella classe Caster. Nonostante quest’ultima versione del Re fosse decisamente meno arrogante e da un certo verso più saggia della sua controparte Archer, probabilmente appartenente alla sua gioventù, Ritsuka era perfettamente riuscita a inquadrare che tipo di personalità caratterizzava quel personaggio. Decisamente incompatibile con quella seria e studiosa del suo professore. Ovviamente, Ritsuka era pienamente consapevole del fatto che sicuramente tra i due era successo qualcosa che andava oltre la semplice incomprensione caratteriale. La tristezza negli occhi del professore parlava da sola.        

- Per oggi è tutto. Mi raccomando, riguardate bene tutti gli argomenti di cui abbiamo parlato a lezione per il compito di domani. – Al sentire quelle parole, Ritsuka non riuscì a fare a meno di farsi sfuggire un sorriso. Ricordava quel giorno come se fosse ieri – ed era abbastanza ironico il fatto fosse stata riportata indietro proprio in quel punto. Si era preparata decisamente bene per quel compito, se solo non fosse che aveva commesso la svista di tralasciare tutta la parte sulla Magia fatta utilizzando i gioielli. Non le era mai piaciuta quella parte; d’altra parte, la sua famiglia non era particolarmente ricca, quindi non lei non si sarebbe mai potuta permettere di praticare un’arte simile. Ovviamente, fortuna volle che nel compito quell’argomento fosse presente in una gran quantità di domande. In fin dei conti, però, non le era andata male perché in questo modo era riuscita a guadagnarsi un tanto ambito posto durante uno dei rari ricevimenti di Lord El-Melloi II – il quale, soprattutto in caso di studentesse, si premurava sempre di lasciare la porta del suo studio aperta, purtroppo per tutte le giovani studentesse che avevano una cotta per lui.        

Una cosa che la giovane maga si era sempre chiesta fin da quando aveva incrociato lo sguardo del suo mentore era se, per caso, lui non usasse qualche incantesimo per avere tutto questo successo tra le varie studentesse della sua scuola. La sua parte razionale poi le aveva prontamente consigliato che, se avesse veramente avuto l’energia magica per fare qualcosa del genere, l’avrebbe probabilmente impiegata per realizzare qualcosa di decisamente più ambizioso.

Arrivata l’ora di pranzo, la ragazza si rese conto che era ora di darsi una mossa in quanto la giornata scolastica sarebbe finita presto e se non fosse riuscita ad avere almeno un colloquio in privato con Lord El-Melloi II tutto quello che aveva architettato – con i vari rischi connessi – sarebbe stato tutto inutile. Visto e considerato che sicuramente qualcuno tra Mash, il dottor Romani e anche Edmond avrebbe sicuramente capito dello scambio con la se stessa del passato voleva almeno tornare con qualcosa di concreto in mano, giusto per non passare come la debole di turno che ha nostalgia di casa e dei tempi passati. Stringendo a sé i libri che aveva preso in prestito dalla biblioteca – era ironico come avesse trovato tra essi anche quello che raccontava la vicenda del suo Edmond, o meglio, del Conte di Monte Cristo – la ragazza si accingeva a percorrere ancora una volta gli amati e odiati corridoi della sua scuola, diretta verso l’ufficio del professore.

Appena arrivata in prossimità della porta dello studio, Ritsuka sentì chiaramente due voci parlare dall’interno dello studio. Una la ben conosceva: era quella del professore. L’altra, anche, la conosceva. Ma non sapeva spiegarsi bene dove. Sicuramente non era di nessuna delle sue compagne di classe, ma allora come mai aveva una nota così familiare e nostalgica? La risposta non tardò ad arrivare quando l’ospite di Lord El-Melloi II uscì dall’ufficio, e Ritsuka riconobbe il suo portamento e, soprattutto, il mystic code che la ragazza indossava. Non c’era ombra di dubbio: era la direttrice Olga Marie Animusphere – sebbene in una versione più giovane – ma non poteva sbagliarsi. Quell’espressione perennemente accigliata, il suo atteggiamento elegante. Ritsuka fece ricorso a tutte le sue forze per costringersi a fermarsi. Il suo istinto, il suo animo che – nonostante tutto quello che aveva passato – ancora ingenuamente desiderava la giustizia nel vero e puro senso del termine le stava urlando disperatamente di andare da quella ragazza, di dirle tutto. Di dirle di stare in guardia dal suo fidato Lev Lainur che, fingendo di esserle alleato, ha finito per pugnalarla alle spalle. Il dolore di non poter salvare la direttrice ancora una volta le stava facendo male, di più di quando si era trovata nella singolarità F di Fuyuki.             

- Fujimaru, sei tu? Non pensavo che a una studentessa diligente come te piacesse spiare le conversazioni dei suoi professori. – La voce di Lord El-Melloi II la scosse dai suoi pensieri e, fortunatamente, riportò l’attenzione su di lui e sulla missione che doveva compiere. Sentire il suo nome uscire dalle sue labbra le fece un effetto non indifferente – d’altronde, Zhuge Liang si era sempre riferito a lei chiamandola Master, come a voler sottolineare ancora una volta il fatto che lui non era effettivamente luomo che lei voleva fosse – e istintivamente si ritrovò a fare un passo indietro.

- Mi scuso, professor El-Melloi II. Volevo farle una domanda sulla lezione di oggi, è libero in questo momento? – La ragazza uscì da dietro l’angolo dal quale stava aspettando, lanciò un ultimo sguardo alla direttrice che se ne stava andando senza girarsi verso l’uscita della scuola. Improvvisamente, tutta la risoluzione e la determinazione che aveva fino a qualche secondo fa sembravano sparire davanti a colui che aveva desiderato incontrare per molto tempo.

- Certo, entra pure. Lascia pure la porta aperta. – A quelle parole, Ritsuka non riuscì a evitare di pensare ai momenti passati con Zhuge Liang; al modo in cui le sue mani – così simili, per non dire uguali – a quelle dell’uomo che la stava invitando nel suo ufficio la accarezzavano e la abbracciavano. La sua mente doveva proprio odiarla perché tra tutti i momenti che in cui poteva pensare a cose del genere doveva scegliere proprio quello. Per il suo bene e per quello della sua povera sanità mentale, decise di non sedersi, imitando i gesti di Lord El-Melloi II, che, appoggiata la schiena al muro, era pronto ad ascoltarla.

Ritsuka allora iniziò a parlare. Chiedendo cose di cui già sapeva la risposta, cose di cui aveva imparato il funzionamento sul campo, combattendo per riportare all’origine la fondazione dell’umanità con Chaldea, cose che effettivamente non sapeva ma delle quali al momento le importava poco. Lord El-Melloi II, dal canto suo, si offrì di rispondere a tutti i suoi dubbi e alle sue domande, in maniera impeccabile, come suo solito.  Ritsuka pensò che non sarebbe mai potuta diventare come lui e che, forse, un Master di Chaldea più competente di lei sarebbe stato di certo in grado di risolvere quella brutta situazione nella maniera più facile e semplice possibile. Ritsuka non sapeva perché era stata scelta lei dal destino per compiere tutto ciò e sapeva che non poteva certo rifugiarsi nel suo passato per trovare la risposta a questa domanda. Mentre ascoltava l’uomo parlare i suoi occhi vagarono, un po’ guidati dal suo inconscio a dirla tutta, sulla scrivania. Nonostante fosse piena di svariati fogli e cartelle varie, messe decisamente in disordine per appartenere a un uomo così ordinato e tutto d’un pezzo come lui, la disposizione degli oggetti sembrava seguire un certo tipo di logica, la ragazza ne era sicura. Una misteriosa scatola di legno, decisamente consumata dal passare degli anni, attirò la sua attenzione. Forse era anche merito dell’aura magica che quell’oggetto emanava. Come se tutto ciò le fosse stato sussurrato da una voce che andava oltre il piano materiale, Ritsuka sentì dentro di lei che all’interno era presente il catalizzatore che il suo professore aveva usato per evocare il grande Iskandar durante la guerra del Santo Graal a cui aveva partecipato. Sapeva che avrebbe dovuto prenderla, ma il suo cuore sapeva che anche facendolo non avrebbe di certo risolto la sua situazione.

- Capisci che non posso darti informazioni su come sarà la verifica di domani, ma tu sei un’alunna molto competente. Sono sicuro che riuscirai perfettamente. – La sicurezza, forse leggermente fasulla, negli occhi del suo insegnante le fece stringere il cuore. Non sapeva come, ma quell’uomo aveva sempre avuto una grande influenza su di lei e sulle sue emozioni. Questa abilità faceva sicuramente parte del suo fascino naturale, che andava al di là di ogni incantesimo. E poi, quelle tre parole. Quelle parole per cui Ritsuka pensò che tutto quello che aveva fatto aveva un senso. Quello di cui aveva davvero bisogno non era di certo il catalizzatore per evocare Rider. Era semplicemente un conforto dato da una persona che stimava e ammirava profondamente.        

- Andrà tutto bene. -     

Si, Ritsuka ne era convinta. Grazie, professor El-Melloi II.

Il bianco soffitto della sua stanza nella base di Chaldea le si presentò avanti appena riaprì di nuovo gli occhi dopo essersi riaddormentata – un po’ a malincuore ma soddisfatta – la sera prima. Un velo di malinconia si era fatto strada nel suo cuore quando aveva chiuso gli occhi, consapevole che, ora, per un po’ di tempo non avrebbe più potuto rivedere né il suo professore, né la sua compagna di stanza. In ogni caso, questa gita nel passato le aveva fatto proprio bene.   

Appena entrata nella mensa comune, un familiare odore di caffè pervase la stanza e la maga si girò verso quella direzione. Anche se era stata via solo per un giorno, era sempre felice di rivedere Edmond. In qualche modo, le dava sicurezza. Il Servant, appena la vide, la salutò – Ritsuka moriva dalla curiosità di sapere se avesse capito qualcosa e soprattutto quanti di loro l’avevano capito – e le porse il caffè che ogni mattina preparava per lei.            

- Master, come stai oggi? Ieri mi sembravi davvero molto stanca. – Ritsuka non voleva dargli subito la soddisfazione di fargli sapere la verità, e ancora non aveva capito che cosa effettivamente avesse intuito il suo Servant.      

- Diciamo che quella di ieri è stata una giornata particolare… se così si può dire. – Preferiva mantenersi sul vago. Edmond per un attimo la guardò negli occhi – troppo a lungo e troppo intensamente per il suo povero cuore – per poi alzarsi dal tavolo. Mentre se ne stava andando, le poggiò delicatamente una mano sulla testa, accarezzandola. Ritsuka adorava quando Edmond, di solito così solitario e distaccato, si lasciava andare a questi gesti affettuosi.   

- Sono contento di riaverti qui, Master. -                           

Ovviamente, non c’era nulla che lei potesse nascondere all’uomo che l’aveva condotta nel cammino che aveva deciso di seguire; un cammino al di là dell’amore e dell’odio. Un sentore le faceva capire che anche il dottor Romani e Mash avevano, in qualche modo, capito e cercato di far sentire più a suo agio possibile la se stessa del passato. La giovane ragazza sorrise tra sé e sé; sapeva di avere al suo fianco dei preziosi alleati e cosa importava se lei non era la maga più potente o più adatta alla situazione.

Come le aveva detto il suo mentore, sarebbe andato tutto bene.

 
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